Dal Nuovo Mondo alla nostra tavola: il viaggio del peperoncino
El chile è una pianta originaria dell’America centrale e meridionale ed è conosciuto dalle popolazioni di quelle regioni da migliaia di anni. E’ utilizzato come spezia fin dall’antichità: alcuni reperti dimostrano che il suo utilizzo potrebbe risalire addirittura a 9.000 anni fa. Le civiltà precolombiane, Maya, Azteche e Inca, ne faceva un largo uso, non solamente per insaporire i cibi, ma anche come rimedio medicinale, come elemento rituale e talvolta perfino come moneta di scambio.
Il peperoncino sbarca in Europa
La diffusione in Europa si deve a Cristoforo Colombo. Nel suo primo viaggio lo incontrò nei Caraibi osservando che gli abitanti locali lo utilizzavano in grande quantità. In occasione del suo secondo viaggio nel 1493-1494, ne portò alcuni esemplari, presentando il “pepe delle Indie” alla corte dei sovrani di Spagna. All’epoca, a differenza del costoso pepe, il peperoncino trovò terreno fertile di diffusione, era molto facile da coltivare persino in vaso, disponibile anche per la fascia più povera della popolazione, tanto che fu chiamata anche “la spezia dei poveri”.
In Italia il peperoncino si diffuse soprattutto nelle regioni meridionali, dove il clima caldo favoriva la coltivazione. Ancora oggi è maggiormente presente in Calabria e Basilicata, dove è diventato un ingrediente fondamentale della tradizione gastronomica locale. In queste regioni trova impiego non solo nelle ricette di tradizione, come salumi, salse e condimenti, ed è uno dei uno dei capisaldi della cucina del Sud Italia.
Con il passare dei secoli ha trovato apprezzamenti in tutto il mondo, entrando a far parte della cucina di molti paesi. Oggi esistono centinaia di varietà diverse di peperoncino, alcune molto piccanti e altre più delicate, ma tutte derivano dalle piante originarie coltivate dalle antiche civiltà americane.
Caratteristica principale
La sua caratteristica principale è la picante. Responsabile di quella sensazione di bruciore e calore quando lo si mette in bocca è una sostanza chimica chiamata capsaicina. E’ un alcaloide naturale che si trova particolarmente nei semi e nelle membrane interne del frutto.
Dal lieve all’infuocato: i livelli di piccantezza
Per misurare la piccantezza del peperoncino si fa riferimento alla scala di Scoville, che prende il nome dal chimico americano Wilbur Scoville che la ideò. Questa scala misura la quantità di capsaicina contenuta nel peperoncino ed è espressa in unità Scoville (SHU, Scoville Heat Units). Più alto è il numero di unità Scoville, più il peperoncino è piccante.
Si attribuisce valore zero al peperone dolce a valori molto piccanti come ad esempio l’habanero, possono arrivare a circa 300.000 SHU
Sul mercato si trovano centinaia di varietà diverse di peperoncino che si differenziano per forma, colore e piccantezza. Molto apprezzati per esaltare gli ingredienti e per rendere i piatti più aromatici e saporiti. Vengono usati sia freschi, secchi in polvere e persino sott’olio.
Peperoncino: piccolo ma pieno di virtù
Numerose sono le proprietà a lui attribuite: stimola la produzione di succhi gastrici e quindi aiuta la digestione. La capsaicina può favorire la circolazione del sangue. Ha proprietà antibatteriche naturali. Ricco di vitamine C e vitamina A. Aiuta a combattere i radicali liberi e contribuisce a proteggere le cellule dall’invecchiamento.
Come raccomandazione va consumato con moderazione, soprattutto da chi soffre di problemi come Gastrite o Ulcera gastrica, perché potrebbe irritare la mucosa gastrica.
Aiuto, Al fuoco!
Se hai introdotto in bocca un peperoncino troppo piccante, non bere acqua ma latte o yogurt, i grassi infatti aiutano a a sciogliere la capsaicina, l’acqua non serve!