Vino Cotto Stravecchio 2009

Vino Cotto Stravecchio 2009

da Occhio di Gallo

32,00

Vino cotto stravecchio
Annata 2009
Bottiglia da 500 ml

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Quantità

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COD: TBRMC01VNCTT01 Categorie: ,

Recensito da

Filippo

L'ambasciatore

Per poterlo apprezzare al meglio consiglio di degustarlo nei bicchieri da grappa o meglio ancora in piccoli calici a tulipano con estremità a chiudere in modo da concentrare i suoi profumi verso l'alto. Il suo colore bruno è intenso, ricorda quello del caramello e del caffè. Fatto roteare nel calice lascia scorrere lentamente i suoi "archetti" sul vetro a conferma della sua importante struttura. All'olfatto si presenta con una piacevole nota eterea e pungente che ricorda il Marsala Vergine Invecchiato. È complesso e richiama il profumo della frutta appassita, in particolare fichi, datteri e albicocca. L'assaggio conferma con coerenza le mie prime impressioni. In bocca stupisce per la sua pronunciata acidità che bilancia perfettamente la sua naturale dolcezza. Oltre alle note di frutta appassita (fichi, datteri, albicocche e uva) si apprezza per il gusto leggermente speziato che ricorda la cannella e la noce moscata in un finale piacevolmente rotondo, dolce e di lunghissima persistenza. Trovo che sia un vino estremamente versatile nei suoi abbinamenti, questo è sicuramente uno dei suoi pregi più importanti. Invito l'assaggiatore ad una degustazione in purezza, centellinando questo nettare a piccoli sorsi alla scoperta delle sue numerose e sorprendenti sfaccettature. Molto divertente è provarlo con gli abbinamenti più adatti, pasticceria fresca e secca, con il cioccolato fondente extra fine ma soprattutto con i formaggi molto stagionati o piccanti come il Provolone e, ancor meglio, con gli erborinati come il Gorgonzola e i tanti formaggi "Blu" di capra che la nostra produzione casearia artigianale ci offre. Non è un Marsala e nemmeno un passito, è il Vino Cotto Stravecchio di Loro Piceno "Occhio di Gallo" Tiberi, un vino unico!

Il vino cotto vanta una storia millenaria in quanto era uno dei primi metodi di trasformazione delle uve, utilzzato già dai Piceni nell’area geografica che gli antichi Greci denominavano Enotria (terra dei vini).
Si narra che già gli imperatori romani utilizzassero il vino cotto come bevanda di fine pasto, ne abbiamo alcune testimonianza negli scritti di Plauto, Plinio e Columella.
Il vino cotto rappresentava per ogni famiglia il segno dell’ospitalità, da versare nelle migliori occasioni; la tradizione racconta che persino le braccia e le gambe dei bambini venivano bagnate dal vino cotto per irrobustirli, veniva usato frequentemente come rimedio nella cura di molti malanni come ad esempio il raffreddore, per risanare gli eritemi dei bambini, per la lucentezza della pelle e gli effluvi degli aliti… ma soprattutto per riscaldare l’animo.
La produzione del Vino Cotto si basa sulla concentrazione del mosto tramite la “bollitura” che avviene a temperatura massima di 60 °C. Il mosto viene ridotto del 30-50% tramite l’evaporazione dell’acqua. In questa fase viene anche effettuata la schiumatura tramite la quale avviene l’eliminazione delle proteine.
Una volta raffreddato il mosto presenterà tre caratteriste importanti che lo differenziano dai mosti ottenuti da pigiatura di uve passite:
-avrà mantenuto una buona acidità, che con l’appassimento invece avrebbe perso;
-grazie alla schiumatura avrà una buona stabilità proteica;
-non avrà i classici batteri della fermentazione “morti” durante la bollitura.
Rispetto alle annate decennali in commercio di Vino Cotto in questa riserva c’è uno stacco netto e perentorio.
Complessità di odori e profondità gustativa sono un salto nel futuro.

Formato

Bottiglia da 500 ml

Reperibilità

Tempo di preparazione

Profilo organolettico

Colore: occhio di gallo
Odore: intenso e complesso con sfumature odorose speziate di noce moscata, cannella e fruttate di datteri passiti e confettura di fichi
Sapore: dolce, caldo, morbido di buona struttura, equilibrato, intenso e persistente con un lungo finale perfettamente corrispondente alle sensazioni olfattive

Abbinamenti consigliati

È un vino da meditazione, ma se proprio lo intendiamo abbinare, il matrimonio ideale è con la pasticceria secca e il cioccolato; si abbina bene anche a formaggi molto stagionati, ottima la degustazione con un sigaro

Ricette

Ciambelline al vino cotto
Ingredienti: 200 g olio extravergine di oliva, 200 g zucchero , 250 ml vino cotto stravecchio, 1 kg farina 00, 5 g lievito in polvere
Mescolate bene lo zucchero con l’olio, aggiungete il vino cotto e piano piano la farina, fino a quando la pasta si possa maneggiare per formare delle ciambelline. Aggiungete il lievito alla fine e amalgamate bene. Appoggiate le ciambelline su di un piatto, dove avrete versato dello zucchero. Al momento di metterle sul piatto da forno capovolgete le ciambelline in modo che lo zucchero rimanga sopra. Se possibile usate un forno a legna in modo che lo zucchero caramelli. Le ciambelline saranno cotte quando avranno assunto un colore ambra scuro.

Crema pasticcera al vino cotto
Ingredienti: 4 tuorli d’uovo, 50 g zucchero, 1 kg farina 00, 500 ml vino cotto stravecchio, 10 amaretti
Mescolate bene i tuorli con lo zucchero, aggiungete la farina e lentamente il vino cotto. Fate cuocere la crema a fuoco basso girando continuamente con una palettina di legno fino a cottura. Bagnate gli amaretti nel vino cotto e mettetene 8 in una ciotolina, versateci sopra la crema ancora calda e decorate con gli altri due amaretti sbriciolati.

Regione

Occhio di Gallo

Sono passati alcuni anni da quando ho scoperto per la prima volta un sapore nuovo, unico!
Mi trovavo tra i banchi di un evento di degustazione di vini ad Asti e tra i tanti produttori, molti già li conoscevo, intravidi una bottiglia molto particolare e un'etichetta, mai vista prima, che lo era altrettanto. Era raffigurato in primo piano a colori sgargianti il profilo di un gallo! Subito mi avvicinai per capire di cosa si trattasse. Il sorriso e la simpatia di Emanuela, la produttrice, mi convinsero ad assaggiare quella che per me fu una nuova ed inaspettata esperienza sensoriale.
Non era un vino passito, nemmeno un vino fortificato, ma un tipico prodotto della tradizione marchigiana, il "Vino Cotto Stravecchio Marca Occhio di Gallo" di Loro Piceno.
Colsi così l'invito di Emanuela ad andarli a trovare nel loro piccolo paese sulle colline dell'entroterra marchigiano, una regione che frequento spesso in estate e che amo molto per la bellezza del suo mare e per la morfologia del suo territorio, fatto di colline dolci e sinuose, coltivate principalmente a girasoli, viti e ulivi, a cornice delle strade che si alternano tra i sali e scendi tra un paesino e l'altro, tutti abitati da gente genuina, cordiale ed ospitale.
Nel mese di agosto raggiungo Loro Piceno, un grazioso borgo tra le province di Macerata e Ascoli Piceno ad una altitudine di circa 400 metri. Alcune case portano ancora evidenti segni del terremoto che ha colpito qualche anno fa questi territori, ma la cordialità dei suoi abitanti è rimasta intatta. La mia visita inizia nella vigna della famiglia Tiberi, poco più di due ettari, dove si coltivano in modo naturale e sostenibile i cinque vitigni che costituiscono la base di questo prodotto straordinario: Verdicchio, Malvasia, Montepulciano, Trebbiano e Sangiovese. Dunque si tratta di vitigni a bacca bianca e rossa sapientemente assemblati.
La vendemmia rigorosamente a mano dei grappoli migliori e la produzione in cantina impegnano tutta la famiglia che, nonostante la fatica, si dedica al proprio lavoro sempre con tanto entusiasmo e con il sorriso! Per un risultato sempre eccellente, anno dopo anno.
Dopo la vendemmia ci spostiamo in cantina, dove i grappoli giungono in piccole cassette e passano alla pigiatura e dove solo la forza delle braccia aziona il pesante torchio tradizionale. Da qui si ricava un mosto ricco e profumato che viene fatto "sobbollire" molto lentamente in un grosso calderone con il fuoco di sola legna di quercia che, come mi ha spiegato Emanuela, è un tipo di legna che produce poca fiamma, ideale in questa fase della produzione. Questo procedimento aiuta a concentrare il mosto, riducendo fino ad un terzo il suo volume e permette di caramellare gli zuccheri dell'uva. Solo dopo molte ore e molta pazienza nel rigirarlo di tanto in tanto, viene fatto raffreddare e il giorno successivo viene trasferito in piccoli caratelli di legno di rovere, dove lentamente inizierà a fermentare in modo spontaneo per molto tempo, anche un anno! Terminata la sua fermentazione riposerà ancora molti anni prima di essere imbottigliato. Quel giorno ebbi il privilegio di assaggiare l'annata più vecchia, il vino cotto dei nonni, prelevato direttamente dalla piccola botte, annata 1964!
Perchè "occhio di gallo"? Perchè gli anziani che producevano questo nettare dicevano che per essere buono il Vino Cotto, doveva avere il colore dell'occhio del gallo!
È un vino tipico conosciuto fin dai tempi degli antichi romani, quando non mancava nei banchetti dei patrizi e degli imperatori, citato anche da Plinio il Vecchio. Successivamente fu apprezzato da papi, re e principi. Oggi viene gustato nelle feste familiari, nelle occasioni più importanti e nei banchetti per accompagnare i dolci tradizionali, ma anche utilizzato in cucina per insaporire le carni o per preparare il sugo dei "vincisgrassi", piatto tipico marchigiano. Un vino molto particolare e amato dai marchigiani (e non solo) tanto che ogni anno ad agosto tutto il paese di Loro Piceno organizza una sagra in suo onore che dura diversi giorni, durante i quali si beve e si fa festa fino a notte fonda!
Si abbina egregiamente alla pasticceria fresca a base di creme o a quella secca. Bevuto caldo è anche un'ottimo e corroborante rimedio per dare sollievo in caso di tosse. Il matrimonio perfetto è sicuramente quello con il cioccolato fondente extra e, per chi ha gusti ancor più particolari, con un buon sigaro invecchiato. Questo lo rende sicuramente uno dei migliori vini da meditazione che io abbia mai assaggiato!

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