La storia degli amari italiani, cosa sono e come si classificano.
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La storia degli amari italiani, cosa sono e come si classificano.

Non esiste famiglia che non abbia all’interno della propria dispensa o in freezer, alcune bottiglie di amaro da sorseggiare a fine pasto.

Ma com’è nata la tradizione? Come si crea un amaro? Qual è la differenza tra amaro e liquore? Vuoi saperne di più?

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Ma com’è nata la tradizione?

Circa mille anni fa, ai tempi dei Romani e Greci venivano prescritti dai medici degli infusi di erbe aromatiche e derivati del vino, per curare le varie patologie del corpo umano come reumatismi, dolori muscolari ed anche disturbi sconosciuti.

Infatti era usanza dei medici, sommare tutte le proprietà curative delle erbe al fine di creare una medicina che sconfiggesse tutti i mali, come una sorta di farmaco universale. Questo spiega la moltitudine di amari che abbiamo in Italia, molto diversi anche tra loro.

Attraverso poi gli Arabi, maestri degli elisir, questi prodotti iniziarono ad assumere un aspetto artistico per monaci e farmacisti che sperimentavano mix di più sapori al fine di creare una giusta bevanda e cura aromatizzata.

Ma questo non salvava vite in realtà, serviva piuttosto ad alleviare il dolore.

Intorno all’800 e 900 l’amaro iniziò infatti ad acquisire la caratteristica di “bevanda del piacere” come fine pasto, in quanto metteva in moto la digestione attivando saliva e succhi gastrici. Da qui la tradizione del fine pasto. Quest’aspetto si concretizzò durante il Rinascimento dove era buona volontà del popolo “vivere bene” e con tale espressione intendevano usufruire gli infusi non come risvolto medico, bensì per piacevolezza.

Come già anticipato, di amari ne esistono di tutti i tipi anche per via di dove viene prodotto. La ricetta dell’amaro, infatti, cambia in base alla famiglia che lo crea, per questo il sapore della bevanda cambia a seconda delle piante utilizzate e del tempo di infusione. Generalmente le piante ufficiali sono la china, genziana e corteccia di angostuna in quanto ognuna di queste si caratterizza come antibatterica, ma a seconda anche della regione ove nasce è possibile che alcune piante non siano presenti.

L’Alpler di Roner, che puoi trovare qui, viene ad esempio realizzato con delle piante Alpine tipiche del Trentino-Alto Adige che non si possono trovare in Sicilia e viceversa per il Limoncello ideato dai limoni giovani siciliani.

Come realizzare l’amaro italiano

Tra i vari metodi di lavoro per realizzare l’amaro, vi è in primo luogo la distillazione delle erbe che proviene dal Medioevo per via delle erbe lasciate a riposare all’interno dell’alcol puro.

Concedersi un buon digestivo fatto in casa è di gran piacere, per cui qua di seguito elenchiamo alcune delle ricette più apprezzate e facili da provare.

Le 13 erbe

Per preparare questo amaro, vi è da tenere in infusione per qualche giorno le erbe, dopodiché filtrarle.

Gli ingredienti sono a base di 3 foglie per tutte le seguenti piante: menta, basilico, limone, alloro, Erba Luigia, chiodi di garofano, fiori di camomilla, rosmarino e bacche di ginepro. In aggiunta inserire anche mezza stecca di cannella, 400g di zucchero e di acqua e 0.3 litri di alcool al 95°

Mettere quindi le 13 erbe nell’alcol per almeno 3 giorni, dopodiché aggiungere lo zucchero e lasciare riposare ulteriormente per 3 giorni.

Liquore di mirto

In Sardegna questo liquore è super rinomato e diffuso, preparato con bacche di mirto per una colorazione violacea. La quantità degli ingredienti è pari a 600g di bacche di mirto, 600gr di zucchero ed 1 litro di acqua ed alcool puro.

La lavorazione di questo amaro è più lunga come tempistiche, in quanto le bacche devono essere lasciate a riposare per almeno 40 giorni dentro l’alcol, in un luogo buio e fresco. A fine, distillate il liquido strizzando le bacche delicatamente, ed otterrete il succo.

Differenza tra liquore e amaro

Come già si intuisce dalla parola, la differenza sostanziale dipende dalla quantità di zucchero presente nella bevanda. I liquori, inoltre, si ottengono tramite 3 metodi, l’infusione, la distillazione oppure tramite l’uso di olio essenziale nell’alcol.

Gli amari invece, si ottengono mediante l’aromatizzazione dell’alcol etilico con le varie erbe, per un certo periodo di tempo di riposo.

Come si beve l’amaro

Come già anticipato precedentemente, è usanza bere l’amaro a fine pasto sia del pranzo che della cena, a seconda di ciò che uno preferisce.

Alcuni amari, come a esempio l’Amaro del Capo si beve freddo se non addirittura ghiacciato, altri invece si gustano a temperatura ambiente per assaporarne ogni sfumatura di infusione.

Altri ancora si tendono a bere in miscelazione come il limoncello con l’aggiunta di alloro, lime o ginger beer. Questo serve a dare un aspetto più dinamico alla bevanda.

 

 

 

 

 

 

 

 

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